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Blefaroplastica

La chirurgia delle palpebre è richiesta sempre più spesso, poiché la zona oculare è una delle prime a risentire degli effetti dell'invecchiamento e dello stile di vita frenetico.
E' detta blefaroplastica, e riguarda le palpebre superiori, le inferiori o entrambe, oltre a coinvolgere spesso la zona del sopracciglio ed il terzo medio del volto.

Quando riguarda le sole palpebre superiori, nella maggior parte dei casi consiste nella sola rimozione di una losanga di cute in eccesso; in alcuni casi si rimuove anche una sottile striscia del muscolo orbicolare, subito al di sotto della pelle, se questo muscolo, troppo voluminoso ed anch'esso parzialmente cadente, impedisce una buona apertura dell'occhio.
Talvolta la blefaroplastica superiore è associata anche ad un intervento di sollevamento del sopracciglio, detto "brow.lift", che consente un'apertura dell'occhio ancora maggiore con rimozione di una minore quantità di cute palpebrale.

Quando si deve lavorare sulla palpebra inferiore, invece, più che dedicarsi all'eccesso di pelle ci si deve preoccupare di rimuovere le borse adipose: queste borse altro non sono che una parte dei cuscinetti di grasso sui quali poggia normalmente l'occhio all'interno dell'orbita, e che col tempo sono migrati verso l'esterno, venendosi a trovare sotto al muscolo orbicolare; una parte di pelle viene rimossa a fine intervento, solo quando strettamente necessario.

Mentre l'intervento sulle sole palpebre superiori può essere eseguito in ambulatorio con la sola anestesia locale, poiché richiede tempi abbastanza brevi ed è praticamente privo di rischi per la salute, l'intervento sulle inferiori o su entrambe le palpebre richiede, per motivi di prudenza e di comfort per il paziente, l'utilizzo di una struttura chirurgica più adatta e, a mio avviso, la presenza di un anestesista per la sedazione coscente.

L'anestesista, controllando continuamente i parametri del paziente sul suo monitor, aiuta sovente a prevenire o trattare una crisi vagale, caratterizzata da forte calo di pressione e importante diminuzione del battito cardiaco, rischio sempre in agguato quando, con certe manovre, si deve esercitare una certa pressione sui bulbi oculari; quando vengono rimosse le borse adipose i tempi si allungano notevolmente, dato che una gran parte del tempo è dedicata ad una accurata emostasi, onde evitare il rischio di cecità dovuta a ematoma retrobulbare. Un altro rischio da evitare è quello di una successiva incompleta chiusura dell'inferiore, con esposizione della sclera (scleral­show, o "occhio da cane San Bernardo"): questo fenomeno può verificarsi in caso di rimozione eccessiva di pelle dalla palpebra inferiore, o in caso di una sua successiva contrazione.

Quali accorgimenti si mettono in atto per evitare questo rischio? Innanzitutto, fin dalla prima visita, il chirurgo deve valutare la velocità di risalita della palpebra inferiore dopo averla stirata verso il basso con un dito (snap­test): se la risalita è troppo lenta (più di due decimi di secondo) si metterà in preventivo anche una manovra di ancoraggio mediante sutura tra il muscolo orbicolare ed il periostio nella zona esterna dell'arcata sopraccigliare, manovra detta "lembo di Adamson".
In ogni caso poi, nel raggiungere le borse da rimuovere, è bene scollare il meno possibile la pelle dal muscolo, preferendo un accesso al di sotto di quest'ultimo: un lembo miodermico ha infatti una minore possibilità di contrazione rispetto ad uno dermico.

Per tutte queste ragioni i tempi operatori ed i costi sono sempre molto variabili: la sola blefaroplastica superiore, eseguita in studio con sola anestesia locale, richiede talvolta anche soltanto 20 ­30 minuti; un intervento di blefaroplastica totale richiede circa un'ora e 30 minuti, o anche più di due ore in caso di sanguinamenti importanti da arrestare o di manovre aggiuntive come quelle descritte.

Nei giorni successivi ci si possono aspettare gonfiore e lividi di grado variabile; le suture vengono rimosse in parte in quinta e in parte, a volte, in decima giornata, il paziente indosserà occhiali da sole e manterrà per due settimane le strisce adesive applicate dal chirurgo, e dovrà assumere tutti i farmaci prescritti.
Si dovrà evitare l'esposizione al sole per almeno 3 mesi. Le cicatrici, trattate come prescritto, diventeranno praticamente invisibili in breve tempo.

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